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La Sala dei Quaranta a Palazzo del Bo

Anticamera dell’Aula Magna, la Sala dei Quaranta deve il suo nome alla presenza di quaranta ritratti di studenti stranieri, che tra XV e XIX secolo hanno frequentato l’Università di Padova. Da qui sono tornati ai loro paesi d’origine diffondendo il sapere appreso: come recita l’iscrizione sopra la porta d’accesso, “Quanti fin dagli estremi confini della terra affluirono per attingere le dottrine del diritto civile e delle arti, tanti l’Università patavina restituì alle loro patrie, fatti latini per lingua, scienza, civiltà”.

Tra i personaggi rappresentati si riconoscono celebri scienziati, medici, giuristi ed umanisti, come William Harvey, medico scopritore della circolazione sanguigna, Michel de l’Hôspital, politico francese famoso per la sua tolleranza in materia religiosa, e Stefano Bathory, poi re di Polonia, sulla cui effettiva frequentazione dello Studio patavino rimangono però dei dubbi.

I quaranta ritratti furono realizzati nel 1942 su commissione del rettore Carlo Anti da Gian Giacomo dal Forno, allora promettente artista di formazione lombarda.

Spetta al rettore la scelta degli illustri da celebrare e la ricerca iconografica, attraverso cui fornisce al pittore precise indicazioni per rendere i ritratti il più aderenti possibile al vero, ora rifacendosi a immagini fedeli dei personaggi rappresentati, quando non disponibili ispirandosi a costumi e oggetti d’epoca.

Partendo da questi materiali Dal Forno procede quindi con la realizzazione delle opere, a tempera e su tela viscosa. Dalla corrispondenza conservata nell’Archivio di Ateneo risalta la complessità dell’operazione, che si concretizza in tempi strettissimi – poco più di tre mesi – e in pieno periodo di guerra, con le difficoltà connesse al rifornimento della materia prima.

Una volta pronti i dipinti, suddivisi in quattro gruppi a loro volta distribuiti su tre pareti, vengono letteralmente incassati entro lo zoccolo sottostante, appositamente realizzato.

E l’effetto è stupefacente: le cortine murarie sono completamente rivestite senza altra interruzione che le cornici, creando un effetto che rimanda all’affresco. I toni terrosi ben si sposano con il caldo color miele del pavimento ligneo e del bellissimo tavolo, entrambi su disegno Gio Ponti, che arreda la sala anche per ospitare le commissioni di laurea dell’allora Facoltà di Scienze Politiche.

Il restauro delle 40 tele è stato uno dei grandi progetti dell’Ateneo per i suoi primi 800 anni.

Ai lati dell’ingresso accolgono il visitatore la cattedra di Galileo, secondo la tradizione costruita per il grande scienziato pisano dai suoi stessi allievi, e la copia tridimensionale della sua quinta vertebra:  l’originale, donato all’Università nel 1823, si conserva in cassaforte.